Kahil El’Zabar: il vero “elder statesman” del jazz americano
Nel mondo del jazz si parla spesso di “elder statesman” per indicare quei musicisti anziani che non solo hanno attraversato decenni di storia musicale, ma sono anche figure guida, ambasciatori della cultura jazzistica. Tra questi, Kahil El’Zabar si distingue come un autentico rappresentante, capace di incarnare e ridefinire il jazz come uno stato culturale vivente negli Stati Uniti.
Nato e cresciuto a Chicago, El’Zabar è principalmente percussionista: suona batteria, strumenti a percussione, il thumb piano e canta. È anche leader di varie formazioni, tra cui la più longeva e significativa è l’Ethnic Heritage Ensemble, attiva da 50 anni e vera pietra miliare della scena jazzistica contemporanea. Questa band non è solo un gruppo musicale, ma un progetto sociale e politico che racconta l’esperienza afroamericana a Chicago.
Chicago ha una storia unica come centro della comunità nera americana, soprattutto durante il periodo della segregazione e della Grande Migrazione: qui si sviluppò una società afroamericana autonoma con proprie banche, sindacati e istituzioni culturali. El’Zabar ha definito Chicago come un luogo in cui “la segregazione permise lo sviluppo di un’eleganza culturale” in musica, sport e religione, una comunità con “un vasto pubblico e una fiducia critica”.
Influenzato da giganti come Sun Ra, Chaka Khan e Sammy Davis Jr., El’Zabar vede la cultura afroamericana come una vera e propria “eredità etnica” paragonabile a quelle europee, ma spesso trascurata. La sua musica, tra spiritualità e trance, costruisce pezzo dopo pezzo questo patrimonio, attraverso ogni nota suonata.
Tra i progetti recenti e significativi ci sono collaborazioni come quelle con Archie Shepp nel Ritual Trio e con David Murray nel gruppo Spirit Groove, in cui il dialogo tra sax e percussioni sfocia in un viaggio sonoro potente e spirituale.
Il cuore dell’opera di El’Zabar è la semplicità potente dei suoi strumenti — campanelli alle caviglie, una scatola battuta a mano, un thumb piano — che accompagna il suo canto ipnotico, evocando una dimensione spirituale profonda. La sua versione di “Freedom Jazz Dance” di Eddie Harris è un perfetto esempio di come mescoli swing, hip-hop e go-go in arrangiamenti trascinanti e innovativi.
Nel 2024, l’Ethnic Heritage Ensemble ha festeggiato mezzo secolo di attività con l’album Open Me, A Higher Consciousness of Sound and Spirit. Questo lavoro racchiude tutta la maturità, la sensibilità e la forza espressiva di El’Zabar, capace di creare grandi impatti con pochi elementi essenziali, trasformando ogni brano in un’esperienza sonora profonda e collettiva.
El’Zabar incarna la complessità e la ricchezza della musica nera americana: una tradizione che fonde jazz spirituale, blues, funk, e sperimentazione in un tessuto unico, capace di raccontare storie sociali e politiche con stile e sincerità. Attraverso la sua arte, egli non solo celebra il passato, ma continua a costruire un’eredità che parla al presente e al futuro.
ETHNIC HERITAGE ENSEMBLE
Kahil El’Zabar – multi-percussion, voice
Corey Wilkes – trumpet, percussion
Alex Harding – baritone sax
Featuring:
James Sanders – violin, viola
Ishmael Ali – cello
All compositions by Kahil El’Zabar
except tracks ‘All Blues’ by Miles Davis, ‘He’s Got the Whole World in His Hands’ spiritual folk by Unknown, ‘Passion Dance’ by McCoy Tyner and ‘Compared to What’ by Gene McDaniels
All arrangements by Kahil El’Zabar
Recorded in Soundmine Studios, Chicago in July 2023
Recorded and Mixed by Dennis Tousana
Mastered and Cut by Frank Merritt at The Carvery, London
Photography by Christopher Andrew, Stoptime Live
Tapestry and Art Direction by Nep Sidhu
Spiritmuse Records
Music for the Spirit




